Fagioli di Casalbuono, amore per la qualità.

Fagioli di Casalbuono, amore per la qualità.
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martedì 23 novembre 2010

Progetto Giovani Borghi Casalbuono - Borghi Autentici d'Italia

Progetto Giovani Borghi Casalbuono
Borghi Autentici d'Italia

Giovani Borghi


"Giovani Borghi" è un progetto dell’Associazione BAI vincitrice del bando denominato “Azioni in favore dei giovani” come da Decreto del Responsabile della Struttura di missione denominata “Dipartimento della Gioventù” n° 6/2009 del 03/06/2009.


Per i nostri Borghi Autentici si rivela indispensabile incoraggiare la permanenza dei giovani sul territorio aiutandoli a responsabilizzarsi e a partecipare attivamente alla vita pubblica e civile e favorendo lo scambio intergenerazionale e interculturale, senza necessariamente dovere abbandonare il luogo di origine. Quali sono le ragioni perché un giovane rimanga nel borgo, che cosa e a quali condizioni un giovane è disposto a fare per contribuire alla vitalità e all’attrattività di quel borgo, quanto la conoscenza dei valori e delle risorse che legano la popolazione al borgo e che la fanno interagire con l’esterno è in grado di rafforzare la coscienza dell’identità collettiva di un tempo e di ora? Il progetto Giovani Borghi intende affrontare questi quesiti accrescendo le competenze culturali dei giovani, promuovendo la loro creatività e la loro capacità di affermarsi localmente e integrando in modo trasversale la propria iniziativa con quelle già presenti nei borghi a favore dei giovani.

I 12 Comuni partecipanti e cofinanziatori del progetto sono: Barrea (AQ), Casalbuono (SA), Cortemilia (CN), Fara San Martino (CH), Galtellì (NU), Giffoni Sei Casali (SA), Levice (CN), Melissa (KR), Melpignano (LE), Sauris (UD), Sutrio (UD), Tresigallo (FE).
I laboratori sull’identità sono organizzati da associazioni e cooperative locali in collaborazione con l’amministrazione pubblica e con il coordinamento nazionale dell’Associazione. Le attività hanno come temi principali: l’identità locale come valore, la conoscenza dei luoghi e la mobilità territoriale quali fattori di crescita umana e culturale, il dialogo fra culture, e si rivolgeranno ai ragazzi di età compresa tra i 15 e i 21 anni.
I giovani partecipanti realizzeranno attività, opere, produzioni creative che verranno circuitate e presentate durante e alla fine del progetto.


PHOTO GALLERY http://www.flickr.com/photos/fagiolidicasalbuono/sets/72157625431963498/

lunedì 22 novembre 2010

Fagioli di Casalbuono, amore per la qualità.

Fagioli di Casalbuono
è un Prodotto Tradizionale di Alta Qualità, oggetto di un progetto di tutela e valorizzazione che ha visto protagonisti un gruppo di agricoltori custodi locali, supportati dall’Università della Basilicata, dall’Istituto di Orticoltura CRA di Pontecagnano, dall’Amministrazione Comunale, dalla Comunità Montana “Vallo di Diano”, dalla Provincia di Salerno.
Un progetto questo che ha inteso da un lato recuperare gli ecotipi locali di questo straordinario prodotto dagli impareggiabili caratteri organolettici, tutelandone quindi la biodiversità, e dall’altro valorizzare la produzione attraverso il processo di certificazione.
Il recupero del seme locale, da decenni custodito ed annualmente selezionato, la realizzazione di campi sperimentali che hanno permesso di caratterizzare il prodotto e di moltiplicarlo, la definizione del disciplinare di produzione, la scelta del marchio e la redazione del regolamento d’uso dello stesso, sono state le  principali fasi di un percorso avvincente e di grande fascino, seppur non semplice.
Oggi la denominazione “fagioli di Casalbuono” è riservata agli ecotipi locali di fagiolo che rispondono alle condizioni ed ai requisiti indicati nel Disciplinare di Produzione approvato con D.G.C. N°54 del 28/05/2010 e contraddistinti dal Marchio Collettivo depositato presso la CCIAA di Salerno n° SA2010C000029.
Il disciplinare di produzione certifica e preserva la qualità del prodotto, il territorio di produzione (terreni situati al di sopra dei 600 m s.l.m., freschi, profondi e fertili con una buona capacità di ritenzione idrica, delimitati dal corso del fiume Calore, compresi tra la località “Vallone Secco nel Comune di Casaletto Spartano, l’intero territorio amministrativo del Comune di Casalbuono, fino alla località “Ponte Porcile” lungo i margini del fiume nel Comune di Montesano sulla Marcellana), l’utilizzo esclusivo di ecotipi locali coltivati secondo le antiche e tradizionali tecniche agronomiche, l’assenza di diserbanti, la selezione del prodotto esclusivamente a mano, la conservazione naturale, magari con la tradizionale foglia di alloro, ponendo in sintesi al centro dell’attenzione la qualità e la genuinità, attraverso una produzione tradizionale e sostenibile, rispettosa dell’ambiente e simbolo della cultura contadina locale.

venerdì 22 ottobre 2010

FAGIOLI E CICORIA

Fasulə e ccicoria”
(Denominazione Dialettale del Piatto Tipico)


FAGIOLI E CICORIA

PORZIONI: dose per 4 persone

INGREDIENTI: 
  • 300 g. di fagioli Risi di Casalbuono secchi
  • 1 kg. di cicoria selvatica cruda
  • 100 g. di cotica di maiale
  • 100 g. di lardo o 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale



PREPARAZIONE

Far cuocere I fagioli Risi di Casalbuono in una pignatta grande;
unire ai fagioli la cicoria, lessata a mezza cottura e la cotica già cotta e tagliata a dadini;
aggiungere il condimento preparato con l’aglio sfritto nel battuto di lardo (arracciatora), oppure nell’olio.
far amalgamare tutto a fuoco lento.

“ Questa minestra si consuma con freselle o pane raffermo ”


Ricetta a cura di Annunziata Viola, esperta di tradizione popolare.


ZUPPA DI FAGIOLI CON LA COTICA

Fasulə cu a coria”
(Denominazione Dialettale del Piatto Tipico)


ZUPPA DI FAGIOLI CON LA COTICA

PORZIONI: dose per 4 persone

INGREDIENTI:
  • 300 g. di fagioli S. Anter' di Casalbuono secchi
  • 200 g. di cotica di maiale
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • 1 cucchiaio di polvere di peperone
  • sale

PREPARAZIONE
Cuocere i fagioli S. Anter’ di Casalbuono insieme alla cotica di maiale tagliata a pezzetti;
a cottura avvenuta, condire con la polvere di peperone sfritta nell’olio,
aggiungere il sale e versare I fagioli conditi in una zuppiera, o in singoli piatti, su freselle o pane raffermo.


“ Questa zuppa di fagioli può essere preparata anche con la salsiccia grassa (nnoglia) oppure con le zampe del maiale lessate”

Ricetta a cura di Annunziata Viola, esperta di tradizione popolare.


ZUPPA DI FAGIOLI

Fasulə assulutə
(Denominazione Dialettale del Piatto Tipico)


ZUPPA DI FAGIOLI

PORZIONI: dose per 4 persone

INGREDIENTI: 
  • 400 g. di fagioli S. Anter' di Casalbuono secchi
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • 1 cucchiaio di polvere di peperone
  • sale
PREPARAZIONE

Cuocere I fagioli S. Anter' di Casalbuono nella pignatta;
a cottura avvenuta far indorare gli spicchi di aglio interi nell’olio;
togliere la padella dal fuoco;
eliminare l’aglio, versare la polvere di peperone aggingendo un cucchiaio di acqua dei fagioli;
versare il condimento nella pignatta, far amalgamare il tutto a fuoco lento.

“ Questa zuppa di fagioli si consuma con freselle o pane raffermo”

Ricetta a cura di Annunziata Viola, esperta di tradizione popolare.


INSALATA DI FAGIOLI CANNELLINI


Fasulə a nzalata”
(Denominazione Dialettale del Piatto Tipico)


INSALATA DI FAGIOLI CANNELLINI

PORZIONI: dose per 4 persone

INGREDIENTI: 
  • 400 g. di fagioli Cannellini di Casalbuono secchi
  • 1 spicchio d’aglio
  • 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • sale
PREPARAZIONE

Far cuocere I fagioli cannellini di casalbuono e condirli a crudo con l’aglio tagliuzzato, l’olio extra vergine di oliva e il sale, lasciandovi un pò di acqua di cottura per poter inzuppare il pane.
Servire il piatto freddo.


Ricetta a cura di Annunziata Viola, esperta di tradizione popolare.

martedì 19 ottobre 2010

I Fagioli di Casalbuono nel Cilento

I Fagioli di Casalbuono nel Cilento
26 settembre 2008
di Maristella Di Martino

Comunità del cibo Slow Food
Bianchi, neri e rossi; ma ce ne sono anche di marroni o semplicemente di chiari tendenti al grigio. La loro forma può essere sferica, cilindrica o panciuta, ma anche tendente al rotondo oppure lievemente allungata; ne esistono, in verità, ben tredici varietà differenti: i cannellini, i tabaccanti, i tipi rampicanti e quelli russ’; ancora i San Pasquale, i Sant’Anter, quelli conosciuti come risi o fagioli piselli, i munaciedd, i panzariedd, i Pasquale Rocco, i neri; infine, i ciutariedd e i lardari. I fagioli di Casalbuono, però, considerati in qualsivoglia cultivar, sono per lo più sconosciuti al grande pubblico dei gourmet, degli esperti e dei semplici appassionati della buona tavola perché assenti sulle pagine delle più note riviste specializzate e sui quotidiani più letti.
Oggi, finalmente, un gruppo di giovani che vive in questo piccolo centro del Salernitano – poche migliaia di anime lo popolano, lungo il fiume Calore, a seicento metri sul livello del mare – Sebastiano Elefante e Giuseppe Rofrano in testa, tra l’altro autori anche di una prima ricerca che ne ha censito tutte le varietà esistenti mettendone in evidenza le caratteristiche organolettiche e nutrizionali, ha deciso di scommettere su questa importante risorsa e promuovere il lavoro dei 73 produttori che la coltivano tra Bagnoli, Valle d’Alessio, Salice, Ponte del Re, Brignacolo, Ische e Vallone Salese, tutte località che sorgono nella campagna circostante Casalbuono, tra Lagonegro e Montesano sulla Marcellana. E si sono fatti conoscere – la loro prima uscita pubblica è stata a Terra Madre, kermesse organizzata da Slow Food Campania dal 20 al 21 settembre scorsi  presso la Stazione Marittima di Napoli – raccontando con grande entusiasmo la loro sfida nel tentativo di sensibilizzare giornalisti, esperti e semplici curiosi, dell’unicità del prodotto. Oggi a Casalbuono il timone resta nelle mani di questi coraggiosi contadini, di cui il 38% pensionati, il 34% coltivatori diretti e il restante 28% operatori che si dedicano alla terra come seconda attività o semplicemente per hobby, che preservano con determinazione le tecniche di coltivazione di un tempo, avendo cura di seminare con la perizia appresa da mani sapienti e una volta esperte più delle loro la ristoccia, termine dialettale con cui ancora si chiama il campo con i residui della mietitura del cereale risalente al periodo autunno-invernale che ha preceduto il fagiolo.
La terra viene prima irrigata, per permettere un generale ammorbidimento del suolo e dopo un riposo di tre giorni, si passa alla semina vera e propria nei solchi già predisposti. C’è stato un tempo in cui tali legumi venivano trasportati nei tipici sacchi per poi essere scambiati con altri prodotti, anche se già negli anni Cinquanta qualche mercante più lungimirante degli altri ne intuì le potenzialità e prese a commercializzarli sui mercati dei comuni limitrofi, tra Polla, Sala Consilina, Sapri e Lagonegro e i più arditi si spinsero anche a Napoli e Salerno. Si deve in ogni caso alla tratta ferroviaria Sicignano-Lagonegro inaugurata nel 1892 la fortuna di questo fagiolo, nonostante a Casalbuono la sua presenza sia documentata fin dagli inizi del Duecento. Ed è proprio in virtù di una storia ormai quasi millenaria che l’attenzione di Sebastiano Elefante e Giuseppe Rofrano si è concentrata sul prodotto che per eccellenza potrebbe e dovrebbe costituire il futuro sviluppo non solo di Casalbuono ma dell’intera Valle del Calore.
Ma come venivano preparati questi legumi? Considerati per anni la carne dei poveri dal momento che sono stati per decenni e decenni la fonte proteica principale per intere generazioni per le quali restavano un lusso il vitello, il manzo o il maiale, venivano quotidianamente cotti senza bagnomaria e senza mai aggiungere acqua fredda per evitare che il fagioli si sbucciassero lasciando fuoriuscire la polpa che in tal caso sarebbe andata irrimediabilmente persa nel liquido di cottura. Un’ottantenne nonnina ancora aitante ci racconta che anche la mamma li cuoceva vicino al fuoco, in una pignatta di terracotta perché “dalla terra vengono e nella terra muoiono”. E l’ingredienti principale, quello che assolutamente non poteva mancare, era la pazienza perché in cucina occorrono ore e ore in religioso silenzio e la massima attenzione ad ogni gesto. In questo recipiente, quindi, si mettevano anche i fagioli prima e le patate tagliate a tocchetti ed il risultato era da leccarsi i baffi. Ed era festa grande attorno al camino quando persino alle fanciulle più diligenti era dato di partecipare, sia pure sempre sotto la ferrea sorveglianza delle più anziane, ai segreti delle donne già fatte. Nessuna avrebbe mai osato rinunciare al magico rito della sbaccellatura, alla battitura con un bastone e alla ripulitura col cirnicchio per poi far arrivare a tavola piatti dal sapore indimenticabile come la fagiolata e le lagane con i fagioli a cui aveva fornito anche quel minimo contributo in attesa di farsi velocemente grande. 


http://www.lucianopignataro.it/a/i-fagioli-di-casalbuono-nel-cilento/4709/